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"Non sopportavo la sua felicità": l'omicida di Stefano Leo confessa

Sembrerebbe che soffrisse di una grave depressione, Said Machaouat, il 27enne di origini marocchine che nella serata di ieri si è costituito per l'assassinio di Stefano Leo. Uno stato d'animo, a causa della sua separazione con la moglie, che lo avrebbe portato a ferire a morte la vittima, ai Murazzi, lo scorso 23 febbraio 2019.

"Mi sentivo braccato dai carabinieri. Non volevo commettere altri guai", ha confessato ai carabinieri nel corso degli accertamenti dopo la confessione. "Ho scelto di uccidere questo giovane perchè aveva un'aria felice e non sopportavo la sua felicità".

Le forze dell'ordine hanno ritrovato l'arma del delitto con cui Leo è stato sgozzato, un coltello da cucina, in una cassetta dell'Enel su indicazione dello stesso assassino. Verrà inviata ai Ris di Parma per altre analisi.

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